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INSALATA AI 3 CEREALI E CON TONNO E PESCHE GRIGLIATE

Siete stanchi come me della solita insalata di riso ma non volete rinunciare a un piatto fresco,veloce e comodo in questo periodo se decidete di fare,tempo permettendo,un pic nic.
Nel mese di giugno sono stata abbinata per lo scambio ricette a Virginia del blog “il gatto pasticcione”.
Nel suo blog veramente c’è l’imbarazzo della scelta, non sapevo decidermi se far una ricetta dolce o salata, se avevo voglia di accendere il forno o mettermi ai fornelli.
Poi fresca di pubblicazione ho visto questa…wowww mi son detta.
Fantastica…
Ho fatto due piccole modifiche:
– ho usato del tonno sott’olio…io e il tonno al naturale non abbiamo feeling
– ho sostituito le ciliegie con delle pesche. 
Provate

ingredienti per 2 persone
160 grammi di mix cereali e legumi Riso Gallo (riso integrale, avena e grano)
2 pesche a pasta gialla non troppo mature 
160 grammi di tonno all’olio di oliva
erba cipollina
aceto bianco o di mele
olio extra vergine di oliva qb
sale 
pepe nero

 

preparazione delle pesche grigliate

Lavare le pesche, tagliatele a metà, eliminate il nocciolo e mettetele sulla griglia ben calda con la superficie tagliata rivolta verso l’alto e fare grigliare per 3 – 4 minuti, quindi giratele e finite di cuocerle per un paio di minuti .
Lessate in abbondante acqua salata il mix di riso “ai 3 cereali ” seguendo i tempi di cottura e comunque mantenendolo al dente.
Scolate, fate raffreddare, quindi mettete il riso in una ciotola capiente e conditelo con un filo di olio extra vergine di oliva.
Tagliate a pezzetti  le pesche e mettetele nella ciotola con il riso.
Scolate il tonno quindi aggiungetelo nella ciotola del riso.
Tritate l’erba cipollina.
Spruzzate con l’aceto vino bianco o di mele, una macinata di pepe e aggiungete l’erba cipollina; mescolate bene, coprite la ciotola con pellicola e mettete in frigorifero per almeno 30 minuti prima di servire.

minestre&zuppe/ primi piatti

ZUPPA DI CAVOLFIORE, FARRO E SPEC

 

Nonostante la bella giornata di sole, il freddo non ha voluto andarsene e allora perché non preparare una bella e calda zuppa?
Cavolfiore,farro e speck croccante un vero comfortfood a prova di freddo.


ingredienti per 4 persone

500 grammi di cavolfiore,già mondato
250 grammi di patate
150 grammi di speck,tagliato a striscioline
150 grammi di farro
2 scalogni,tritati
2 spicchi di aglio
1,2 litro di brodo vegetale 
coriandolo fresco,tritato
olio extravergine di oliva
sale
pepe nero.

 

 

 

preparazione

In una casseruola fate appassire a fiamma media gli scalogni in 2 cucchiai di olio per un paio di minuti,aggiungete gli spicchi di aglio e lasciate rosolare per 2 minuti senza far prendere colore.
Aggiungete il cavolfiore tagliato a cimette e le patate tagliate a pezzi; fate insaporire, quindi coprite con il brodo caldo e fate cuocere per 35 minuti.
Nel frattempo in una pentola con acqua leggermente salata cuocete il farro per 10 minuti; scolate e tenete da parte.
Frullate la crema di cavolfiore, regolate di sale e pepe.
In una padella antiaderente scaldate 2 cucchiai di olio, fate rosolare lo speck, quindi aggiungete il farro e fate insaporire per 5 minuti.
Aggiungete alla crema il farro saltato e lasciate insaporire per 10 minuti.
Aggiungete il coriandolo tritato.

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RISOTTO CON TASTASAL,ZAFFERANO MANTECATO AL MORLACCO

 

Da buona milanese anche se ormai vivo in Veneto da una vita al piatto di risotto giallo non rinuncio mai.
Qualche volta mi piace in accompagnamento agli ossibuchi, qualche volta lo preparo con il brodo di carne e il midollo, anche se in casa lo preferiscono con il brodo vegetale.
Questo risotto è un po’ diverso dalla ricetta originale, l’ho fatto con il brodo di carne ma ho voluto fare un gemellaggio con il Veneto, aggiungendo del Tastasal e mantecandolo alla fine con del formaggio Morlacco leggermente stagionato.
Per chi non sa che cos’è il Tastasal vi dico subito che è un impasto di carne fresca di maiale macinata, salata ed insaporita con pepe nero  macinato grossolanamente.
La parola Tastasal  deriva dal dialetto veronese che vuol dire assaggiare il sale, infatti un tempo prima di procedere a fare gli insaccati, le donne di casa preparavano un risotto per verificare se la salatura della carne era al punto giusto.
Per la mantecatura finale ho voluto utilizzare del formaggio Morlacco,anche detto Morlach o Burlach, in riferimento alla razza di vacca, la Burlina, principalmente allevata sul Massiccio del Grappa.
E’ il prodotto più tradizionale e rappresentativo degli alpeggi e la sua storia antichissima. Ci sono testimonianze letterarie che risalgono dalla fine del ‘400, dove raccontano non solo di tecniche casearie ma, soprattutto, di migrazioni di popoli.
Dalla Morlacchia, antica regione balcanica, riconoscibile nell’odierna Dalmazia, un popolo di boscaioli e carbonai, originari del Mar
Caspio, arrivò sul massiccio del Grappa al tempo della Serenissima.
Era prodotto con latte scremato il più possibile, perché il burro, che veniva
commercializzato a valle, risultava essere la primaria fonte diretta di guadagno tanto da essere considerato un “sottoprodotto” del
burro,e spesso indicato come “Formajo dei Poareti”. 
Il Morlacco o Burlacco, è tutelato da un presidio Slow Food .

Il metodo tradizionale di produzione, che ancora oggi troviamo nelle malghe del Massiccio durante la stagione dell’alpeggio, prevede che il latte della sera venga posto a scremare per affioramento in un apposito locale di Malga, detto “Cason de l’Aria”, caratterizzato da feritoie nella muratura che permettono il passaggio dell’aria fresca notturna e il mantenimento del latte in affioramento a temperatura  ottimale per la separazione del grasso.
Dopo la scrematura il latte viene aggiunto a quello appena munto ed intero della mattina, viene mescolato e riscaldato per l’aggiunta del caglio.
Successivamente la cagliata ottenuta, lasciata riposare per 20 – 30 minuti, viene tagliata, lasciata depositare e separata mediante tele.
La si pone quindi in ceste dove viene lasciata a spurgare 24 ore.
Si procede poi alla formatura, alla salatura a secco e alla maturazione per almeno sei giorni in un locale dedicato, denominato “Casarin”.

Lo zafferano utilizzato è stato gentilmente offerto da Anna Zerbi dell’azienda agricola Bramante, sita nel Parco del Ticino.

Giudici d’eccezione assieme ad Anna Zerbi dell’Azienda Agricola Bramante, la Chef stellata Sara Preceruti del ristorante Acquada e Simona Sansonetti dellAssociazione Maestro Martino, che valuteranno le nostre interpretazioni,decretando quella vincente.

ingredienti per 4 persone

400 grammi di riso Carnaroli o Vialone Nano
1 cipolla bianca
250 grammi di Tastasal
150 grammi di formaggio Morlacco stagionato (40 giorni)
1 bicchiere di vino bianco 
pistilli di zafferano Azienda agricola Bramante
brodo di carne filtrato
burro

preparazione

Mettete in una ciotolina 20 pistilli di zafferano e copriteli con un paio di cucchiai di brodo bollente.
In una pentola antiaderente rosolate in un paio di cucchiai di olio l’aglio e il rosmarino, quindi aggiungete il tastasal ; fate cuocere bene, e a fine cottura regolate di sale e pepe.

Preparare il soffritto con 50 grammi di burro e la cipolla tritata finemente; fate rosolare lentamente per circa 10 minuti senza fare prendere colore alla cipolla.
Aggiungete il riso, e lasciatelo tostare bene per qualche minuto,mescolando con un cucchiaio di legno,e sfumare con il vino bianco. Aggiungere il brodo bollente, e a mano a mano che asciuga unitene dell’altro; continuare la cottura per circa 15 minuti sempre mescolando.
Cinque minuti prima di levare il risotto dal fuoco aggiungete il brodo dove sono stati messi i pistilli e il tastasal.
Togliete dal fuoco,aggiungete il formaggio Morlacco tagliato a pezzetti e mantecate.
Servite.


 

primi piatti

GNOCCHI COI SUSINI

Una ricetta per il Calendario del Cibo italiano per la Giornata dei gnocchi.
Ecco una ricetta che può esser servita sia come primo che come dolce…e tra le due io scelgo la prima, anche se poi vi spiegherò come da primo piatto si trasforma in dessert. 

Questi gnocchi sono di origine boema,e come quasi tutta la cucina del Friuli Venezia Giulia parlano di storia.
Oggi sono diffusi in tutta la regione, ma furono introdotti ai tempi del dominio austro-ungarico, specialmente nelle aree vicine al confine sloveno,zone dove è diffusa la produzione di susine.
Un impasto di patate arricchito da burro fuso e ripieno di susine ed un croccante cuore di pane tostato.

 

 

ingredienti per gli gnocchi

500 grammi  di patate “vecchie” e a pasta bianca
farina 00 q.b.
1 tuorlo d’uovo
30 grammi di burro
sale q.b.

ingredienti per il ripieno

16 susine (prugne) secche ammollate

ingredienti per il condimento

50 grammi di burro
30 grammi di pangrattato
cannella

preparazione

Per prima cosa cuocete al vapore le patate in modo che assorbano meno acqua possibile e spellarle appena cotte ancora calde, schiacciatele con uno schiacciapatate e fatele raffreddare.

Preparate la pasta per gli gnocchi: impastate la purea di patate assieme all’uovo, al burro fuso, 3 pizzichi di sale e la farina.
Aggiungete di farina se l’impasto risulta troppo umido.

Quando avrete ottenuto una pasta liscia, fatela riposare un’ora a temperatura  ambiente.

Nel frattempo ammollate e tagliate a metà le susine,eliminando il nocciolo.

Dividete l’impasto in 16 parti ed formate 16 palline.
Appiattitele in modo da formare dei dischetti di pasta.
Al centro posizionate una susina, chiudete il dischetto pizzicando la pasta in modo da sigillarla.
Un’altra variante della ricetta, e servita come dessert, prevede di inserire nella cavità del nocciolo della granella di pane, zucchero, cannella e burro, precedentemente preparata. 

Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata, recuperandoli uno ad uno man mano che salgono a galla.

Gli gnocchi di susine si servono caldi, conditi con del burro fuso e cosparsi di granella croccante profumata alla cannella.

 

Ricetta tratta da Bontât magazine, il primo e - magazine culinario del Friuli Venezia Giulia da sfogliare online su http://issuu.com/bontatmagazine